Dato lo scarso tempo a disposizione ormai sono poche le serie regolari che seguo con costanza. Una delle poche eccezioni è appunto One-Punch Man, serie nata come webcomic del solo One e poi serializzata anche il fumetto tradizionale con i disegni del sempre più bravo Yusuke Murata, la cui mostruosa evoluzione tecnica è ben visibile volume dopo volume.
Essendo ormai arrivata al volumetto 18 nella edizione italiana (curata dalla Planet Manga) possiamo iniziare a delineare un giudizio un po' più articolato su quest'opera, giudizio che secondo me è tutt'altro che banale.
Ad una prima lettura infatti, l'opera si mostra essenzialmente come una parodia dei manga di combattimento (alla Dragonball per intenderci) di cui riprende lo schema classico, basato su una serie infinita di scontri a base di tecniche speciali, distruzioni e fiumi di sangue che scorrono copiosi in un tipico tripudio splatter. I personaggi coinvolti però risultano in molti casi estremizzazioni grottesche del topos supereroistico, a partire dai nomi (con esempi come "Pri Pri Pisoner" o "Superlega Nerolucido") fino ai costumi, ai nemici (una bizzara sequenza di esseri mostruosi, la cui fonte di ispirazione è di evidente stampo Nagaiano) fino ad arrivare a quello che dovrebbe essere il protagonista (ma che come vederemo è tale solo in parte), ovvero quel Saitama che dopo un improbabile allenamento ha assunto una forza tale da riuscire a sconfiggere ogni nemico con un semplice, singolo pugno. L'estrema ingenuità del protagonista è alla base di molte delle gag di cui sono intrisi i vari episodi che con il procedere della storia si concentrano sempre più sui personaggi comprimari a scapito prorio di Saitama, il cui potere risolutivo sembra essere sempre meno indubitabile, tanto che la curiosità si orienta fondamentalmente sul sapere cosa l'autore riuscirà ad inventarsi per alimentare la catena di eventi il cui finale appare scontato in modo più che evidente.
Eppure, oltre questo primo livello di lettura che allineerebbe l'opera ad altre di stampo prettamente umoristico ce ne sono almeno altri due, molto meno scontati, che però appaiono sempre più evidenti con il proseguirsi dell'opera.
La prima è la satira sociale: è una caratteristica che non si riscontra frequentemente nelle opere nipponiche, soprattutto in quelle mainstream di produzione recente, di solito molto più attente alle dinamiche personali e inter-personali che a quelle sociali. Eppure molto in One-Punch Man sembra parlarci di questo: si comincia dalle anonime città tutte uguali e identificate solo da una lettera, che ad una prima lettura sembrano appunto una parodia delle anonime ambientazioni di sfondo di molti altri manga ma che invece nascondono una sottile critica alla "disumanizzazione" operata dagli organismi statali, abituati a ragionare sotto forma di numeri e percentuali astratte assai lontane dalle effettive conseguenze sulle persone reali. Si passa poi al comportamento delle Organizzazioni (sia quella degli Eroi che quella dei Mostri) e della maggioranza stessa dei loro membri, tutti concentrati in modo ossessivo sulle loro dinamiche interne e sul loro impatto mediatico, nonchè sulla soddisfazione del proprio ego e che sembrano vivere in una sorta di "universo di regole" autoreferenziale completamente scollegato dal mondo reale. Personaggi come Dolcetto Mask o Tempesta Infernale ne sono esempi tipici e il confronto con Saitama, con la sua completa incomprensione di questo quadro dovuta al suo apparire perennemente in bilico tra l'ingenuo e lo stupido, è certamente una delle dinamiche più ricorrenti.
Il secondo livello di lettura è quello relativo alla riflessione sulla natura umana che si esprime soprattutto nel personaggio di Saitama e ancora di più a mio avviso in quello che al momento è uno dei personaggi secondari più importanti, ovvero Garo.
Il rapporto di Saitama con la sua condizione è uno dei cardini del fumetto, infatti da un lato la sua condizione di "superuomo" non ha minimamente scalfito la sua gabbia di comportamenti da "salary men" del fondo scala sociale, fatta di acquisti a sconto nei mini market e religioso rispetto delle regole condominiali, e dall'altro sembra avergli tolto anche l'ultima possibilità di autorealizzazione. Nella ricerca di uno scopo alla sua esistenza, laddove quella di "Eroe istituzionalizzato" sembra irraggiungibile ancor prima per poca convinzione personale che per obiettivi limiti di conformazione alle regole di quel mondo, il piacere della vittoria in una sfida dall'esito imprevedibile sembrava l'unico modo per per Saitama di affermare la sua esistenza in un universo che lo ignora e in cui lui (e tutti i suoi simili) non hanno alcuna rilevanza. Vittoria dopo vittoria, Saitama scivola sempre più nella malinconia e le vidende del mondo gli appaiono sempre più trascurabili, con il loro esito e il suo ruolo in esso sempre meno dipendente dalla sua volontà.
All'estremo opposto si pone invece Garo, che nel dipanarsi della storia appare in modo crescente come un concentrato di pura Volontà: dai vari flashback che illustrano il suo passato, appare evidente come la sua rabbia nasca da un profondo disprezzo per stereotipi e regole che a lui appaiono illogiche, seguite per puro conformismo o convenienza, e dal suo profondo desiderio di piegare ai propri voleri un destino che a molti appare segnato ed ineluttabile... c'è una profonda solitudine nel suo personaggio e una drammaticità a tratti epica, che spingono ad essere dalla sua parte nonostante la sua arroganza ed il suo egoismo.
L'inevitabile scontro che per queste due figure sembra profilarsi all'orizzonte e le ricadute che avrà nel One-verso saranno probabilmente un punto dirimente per il futuro dell'opera...
Essendo ormai arrivata al volumetto 18 nella edizione italiana (curata dalla Planet Manga) possiamo iniziare a delineare un giudizio un po' più articolato su quest'opera, giudizio che secondo me è tutt'altro che banale.
Ad una prima lettura infatti, l'opera si mostra essenzialmente come una parodia dei manga di combattimento (alla Dragonball per intenderci) di cui riprende lo schema classico, basato su una serie infinita di scontri a base di tecniche speciali, distruzioni e fiumi di sangue che scorrono copiosi in un tipico tripudio splatter. I personaggi coinvolti però risultano in molti casi estremizzazioni grottesche del topos supereroistico, a partire dai nomi (con esempi come "Pri Pri Pisoner" o "Superlega Nerolucido") fino ai costumi, ai nemici (una bizzara sequenza di esseri mostruosi, la cui fonte di ispirazione è di evidente stampo Nagaiano) fino ad arrivare a quello che dovrebbe essere il protagonista (ma che come vederemo è tale solo in parte), ovvero quel Saitama che dopo un improbabile allenamento ha assunto una forza tale da riuscire a sconfiggere ogni nemico con un semplice, singolo pugno. L'estrema ingenuità del protagonista è alla base di molte delle gag di cui sono intrisi i vari episodi che con il procedere della storia si concentrano sempre più sui personaggi comprimari a scapito prorio di Saitama, il cui potere risolutivo sembra essere sempre meno indubitabile, tanto che la curiosità si orienta fondamentalmente sul sapere cosa l'autore riuscirà ad inventarsi per alimentare la catena di eventi il cui finale appare scontato in modo più che evidente.
Eppure, oltre questo primo livello di lettura che allineerebbe l'opera ad altre di stampo prettamente umoristico ce ne sono almeno altri due, molto meno scontati, che però appaiono sempre più evidenti con il proseguirsi dell'opera.
La prima è la satira sociale: è una caratteristica che non si riscontra frequentemente nelle opere nipponiche, soprattutto in quelle mainstream di produzione recente, di solito molto più attente alle dinamiche personali e inter-personali che a quelle sociali. Eppure molto in One-Punch Man sembra parlarci di questo: si comincia dalle anonime città tutte uguali e identificate solo da una lettera, che ad una prima lettura sembrano appunto una parodia delle anonime ambientazioni di sfondo di molti altri manga ma che invece nascondono una sottile critica alla "disumanizzazione" operata dagli organismi statali, abituati a ragionare sotto forma di numeri e percentuali astratte assai lontane dalle effettive conseguenze sulle persone reali. Si passa poi al comportamento delle Organizzazioni (sia quella degli Eroi che quella dei Mostri) e della maggioranza stessa dei loro membri, tutti concentrati in modo ossessivo sulle loro dinamiche interne e sul loro impatto mediatico, nonchè sulla soddisfazione del proprio ego e che sembrano vivere in una sorta di "universo di regole" autoreferenziale completamente scollegato dal mondo reale. Personaggi come Dolcetto Mask o Tempesta Infernale ne sono esempi tipici e il confronto con Saitama, con la sua completa incomprensione di questo quadro dovuta al suo apparire perennemente in bilico tra l'ingenuo e lo stupido, è certamente una delle dinamiche più ricorrenti.
Il secondo livello di lettura è quello relativo alla riflessione sulla natura umana che si esprime soprattutto nel personaggio di Saitama e ancora di più a mio avviso in quello che al momento è uno dei personaggi secondari più importanti, ovvero Garo.
Il rapporto di Saitama con la sua condizione è uno dei cardini del fumetto, infatti da un lato la sua condizione di "superuomo" non ha minimamente scalfito la sua gabbia di comportamenti da "salary men" del fondo scala sociale, fatta di acquisti a sconto nei mini market e religioso rispetto delle regole condominiali, e dall'altro sembra avergli tolto anche l'ultima possibilità di autorealizzazione. Nella ricerca di uno scopo alla sua esistenza, laddove quella di "Eroe istituzionalizzato" sembra irraggiungibile ancor prima per poca convinzione personale che per obiettivi limiti di conformazione alle regole di quel mondo, il piacere della vittoria in una sfida dall'esito imprevedibile sembrava l'unico modo per per Saitama di affermare la sua esistenza in un universo che lo ignora e in cui lui (e tutti i suoi simili) non hanno alcuna rilevanza. Vittoria dopo vittoria, Saitama scivola sempre più nella malinconia e le vidende del mondo gli appaiono sempre più trascurabili, con il loro esito e il suo ruolo in esso sempre meno dipendente dalla sua volontà.
All'estremo opposto si pone invece Garo, che nel dipanarsi della storia appare in modo crescente come un concentrato di pura Volontà: dai vari flashback che illustrano il suo passato, appare evidente come la sua rabbia nasca da un profondo disprezzo per stereotipi e regole che a lui appaiono illogiche, seguite per puro conformismo o convenienza, e dal suo profondo desiderio di piegare ai propri voleri un destino che a molti appare segnato ed ineluttabile... c'è una profonda solitudine nel suo personaggio e una drammaticità a tratti epica, che spingono ad essere dalla sua parte nonostante la sua arroganza ed il suo egoismo.
L'inevitabile scontro che per queste due figure sembra profilarsi all'orizzonte e le ricadute che avrà nel One-verso saranno probabilmente un punto dirimente per il futuro dell'opera...

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