No, il titolo non è sbagliato, l’intenzione è quella di
parlare di Guerre Stellari e il senso della prima frase apparirà chiaro tra un
po’. La decisione di metterla in apertura è dovuta al fatto che è proprio
quella frase o meglio, ciò che le gira intorno, che mi ha spinto a scrivere
queste riflessioni.
Per giudicare in modo obiettivo il nono episodio della saga
ideata da George Lucas e più in generale tutto ciò che ruota attorno alle nuove
trilogie (prequel e sequel) è necessaria una premessa che a molti può apparire
scontata ma che pure nel mondo perverso del fandom, soprattutto nell’era di
Internet, sembra non esserlo affatto. Da quando il cinema è diventato una
industria i film si fanno essenzialmente per fare soldi e di soldi i film della
saga di Guerre Stellari ne hanno fatti (e ne faranno) a palate. Con i biglietti
certo ma soprattutto con quello che ci gira intorno come licenze e
merchandising (è lì che si fanno “i veri soldi” come saggiamente enunciava il
geniale Mel Brooks in “Spaceballs”) e quindi, che piaccia o no, i nuovi film di
SW hanno ben giustificato la loro esistenza.
Detto questo, si può passare ad esaminare meglio la
pellicola dal punto di vista cinematografico… e il risultato è, a parere di chi
scrive, che episodio IX è decisamente il film meglio riuscito tra quelli delle
nuove trilogie, probabilmente secondo solo a Rogue One (e anche il motivo di
questo sarà chiaro tra poco). E’ indubbiamente ben girato, tanto che le oltre
due ore e mezzo di film scorrono senza lasciare spazio a momenti di pausa…
anzi, uno dei difetti è probabilmente l’eccessiva rapidità degli eventi nella
prima parte dove il montaggio appare piuttosto confuso, come se si fosse stato
necessario “tirare via” per portare gli eventi al punto in cui la vera storia
inizia a dipanarsi. Sempre nella prima parte è concentrato anche il secondo
grande difetto del film ovvero l’overdose di battute che non sempre (anzi,
abbastanza raramente) sembrano in tono con gli eventi a cui si sta assistendo.
L’ironia dei film della trilogia classica qui straborda nell’esagerazione e pur
non raggiungendo certi livelli (si, mi sto riferendo a Thor:Ragnarok) risulta
comunque indigesta. Fortunatamente il registro cambia a circa un terzo del film,
lasciando spazio ai due protagonisti il cui scontro/confronto è decisamente ben
sviluppato, con almeno un paio di momenti molto coinvolgenti: Adam Driver qui è
in grado di dimostrare buona parte della sua bravura ed è il suo personaggio
che regge buona parte del peso della pellicola. La conclusione,
benché per certi versi prevedibile, viene comunque raggiunta in un modo non del
tutto scontato e la sensazione durante i titoli di coda è quella di non aver
sprecato i soldi del biglietto.
Questo ci porta direttamente a quella che a mio avviso è la
riflessione forse più importante da fare ovvero: dal punto di vista narrativo e
qualitativo (e al netto della considerazione messa a cappello di queste righe)
questo e il resto delle pellicole della nuova esalogia hanno o meno un loro
senso? La mia risposta a questa domanda è un sonoro “No” e per diversi motivi:
quarant’anni fa Guerre Stellari fu decisamente qualcosa di innovativo, in grado
di cambiare la storia dell’intera SF cinematografica. Se oggi legioni di
persone citano a memoria intere battute dei film, se circolano centinaia di
meme su Han, Yoda o Boba Fett è perché l’impatto sull’immaginario collettivo di
quelle opere fu dirompente. Oggi però ciò che nel ’77 appariva nuovo è poco più
che normale e se tra altri quarant’anni continueremo a parlare di Jedi e di
spade laser probabilmente sarà sempre riferito in larga parte alla trilogia
originale mentre di queste nuove opere poco o niente sarà ricordato. E questo
perché al netto dell’effetto nostalgia nel rivedere il Millennium Falcon
sfrecciare nel nero spazio trapuntato di stelle, niente potrà davvero
sostituire nei pensieri di chi è cresciuto mangiando pane e Forza l’effetto
della narrazione originale in quanto indissolubilmente legata a momenti che
sono ormai sedimentati nella memoria. Per quanto riguarda invece le nuove
generazioni, quelle per cui la storia dovrebbe risultare nuova come lo era per
i loro genitori.. ecco loro hanno già nuovi miti, nuove icone che hanno formato
il loro immaginario. Non credo che qualcuno di loro tra trent’anni ricorderà
una sola delle battute di Kylo Ren mentre sono pronto a scommettere che tutti
ricorderanno lo snap di Thanos o le frasi di Nick Fury. E questo non perché le
battute di Han Solo fossero migliori di quelle di Poe o di Finn o perché lo
siano quelle di Steve Rogers o di Hawkeye… è semplicemente perché ogni tempo ha
le proprie icone. A meno di non essere in grado di creare qualcosa di davvero
nuovo (e in questo Rogue One ha sicuramente dei meriti che le altre pellicole
non hanno, al pari del piu recente e televisivo The Mandalorian) meglio lasciare i vecchi miti risplendere nelle loro meritate teche
delle memoria.
“Io sono Iron Man”
“Lo so”

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