martedì 27 agosto 2024

MATTER: BANKS E' SEMPRE BANKS

 

Quando ormai diverse settimane fa mi sono ritrovato in edicola davanti a questo volume, sul momento devo ammettere che non credevo ai miei occhi: era ormai tempo che le mie speranze su una edizione italiana degli ultimi tre romanzi del ciclo della Cultura (ovvero in ordine inverso di pubblicazione originale, "The Hydrogen Sonata" del 2012, "Surface Detail" del 2010 e appunto questo "Matter" del 2008)  erano perse, almeno da quando la notizia della cancellazione dell'ipotizzato adattamento TV proposto da Amazon aveva eliminato anche la possibilità di un eventuale training per un rinnovato interesse (ma forse in questo caso la cura sarebbe stata peggiore del male...). Raramente quindi sorpresa fu più gradita di questa possibilità di rileggere in modo decisamente più rilassato l'ennesima opera di un Ciclo che personalmente ritengo uno dei massimi della SF e probabilmente uno dei pochi a potersi fregiare del titolo di "capolavoro" per lo meno nel più ristretto ambito della hard-sf (e in particolare della space opera che proprio con il ciclo della Cultura ha ricevuto finalmente una nuova linfa vitale).

Lettura più rilassata di certo rispetto a quella fatta a suo tempo con l'originale inglese, dato che lo stile di Banks pur non essendo tra i più ostici non può certamente essere definito come adatto ad un principiante: per quanto possa capirne io, la traduzione di Alessandro Vezzoli mi è sembrata adeguata e allineata, al netto di alcune differenze davvero minime, a quelle di Gianluigi Zuddas e Anna Feruglio Dal Dan usate al tempo dalla Editrice Nord e riproposte anche nella recente edizione Urania Draghi dei primi tre volumi del ciclo.

Venendo al romanzo vero e proprio, Banks con quest'opera continua l'operazione di espansione e oserei dire di "de-centralizzazione" del suo universo rispetto alla Cultura stessa: ci vengono infatti presentati altri attori che a livello galattico svolgono più o meno lo stesso ruolo della Cultura e che, ci viene riferito, le sono pari per sviluppo tecnologico e capacità di influenza mentre nel gigantesco affresco della Storia fanno capolino altre razze Antiche, più o meno capaci di influire ancora sul corso degli eventi. Si sente fortissimo, quasi come se fosse un imperativo non negoziabile, il bisogno di Banks di comunicare ancora una volta come gli abissi dello spazio e del tempo siano del tutto alieni ad una mente limitata come la nostra, la quale si deve accontentare del pallido sfioramento superficiale concessoci dalla nostra immaginazione. Eppure, anche nel più inconcepibile dei disegni cosmici che dispieghi la sua frattale complessità in un tempo per noi indistinguibile dall'eternità, le singole azioni di una vita conservano il loro valore: come affermato più volte da uno dei protagonisti, è nel "qui è ora" in cui siamo chiamati ad agire che si esplica il dominio, la cui effimerità è evidente solo a chi è al di fuori di essa e non a chi vi è immerso. Nel narrare appunto le azioni dei singoli dal loro peculiare punto di vista, Banks ripropone quello che da sempre è l'interrogativo cardine delle opere del Ciclo della Cultura: è davvero possibile valutare una evoluzione, guidarla (dall'interno o dall'esterno) su sentieri che portino a dei valori oggettivamente desiderabili? Quali costi e quali compromessi siamo disposti ad accettare per avere, alla fine, un risultato che sia soddisfacente? E come essere sicuri che i nostri metri di giudizio siano davvero migliori di altri? Come sempre, Banks lascia al lettore la risposta (se davvero ne esiste una). 

Dal punto di vista strettamente narrativo poi, una delle cose che salta maggiormente agli occhi in questo romanzo è l'abbondanza di riferimenti interni ad altri eventi dell'universo della Cultura: "abbondanza" relativamente agli standard di Banks si intende, che pur senza raggiungere i livelli di "Inversioni" (che è inquadrabile come un romanzo del ciclo solo con un notevole sforzo) è sempre stato molto parco nel fornire rimandi o agganci cronologici, una scelta che appare perfettamente in linea con lo scopo di alimentare il più possibile il senso di ampiezza spaziale e temporale nel lettore. In "Matter" si prosegue invece la strada già intrapresa con "Volgi lo sguardo al vento" in un modo più coordinato, cosicché le citazioni al volo della guerra Idirana o degli eventi che videro coinvolta l'Eccessione, quasi buttati la per caso ("alla Heinlein" verrebbe da dire), si incastrano in quella che sembra essere la precisa volontà di rappresentare in modo evidente una coerente linea temporale.

Ma sono comunque dettagli, niente che possa distrarre anche il lettore occasionale e del tutto ignaro degli altri romanzi del ciclo dall'apprezzare la potenza visionaria di Banks, la sua capacità di immaginare civiltà, pianeti, ecosistemi con la facilità e la vividezza di un bambino che sperimenti i pastelli colorati su un foglio... e a noi ammiratori di vecchia data di versare l'ennesima lacrima al pensiero di quanto troppo presto le casualità della vita ci abbiano privato di questo fenomenale autore.


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