Negli ultimi mesi ho completato il (re)watch di Kidō Senshi Zēta Gandamu (ovvero Mobile Suit Zeta Gundam): era l'unica serie "lunga" dell'Universal Century di cui mi mancasse una visione completa e continua, avendone visti nel tempo solo sporadici episodi. La scelta di questi tempi particolari per la visione è stata del tutto casuale ma sarebbe inutile negare che il momento storico non ne abbia condizionato il giudizio, dati i notevoli parallelismi con l'attualità che questa narrazione animata porta con se (e che non si limitano alla lievemente inquietante "Z" del titolo e del mobile suit principale).
La serie narra avvenimenti che si svolgono circa 7 anni dopo la "guerra di un anno", ovvero nel U.C. 0087 (e si pone quindi dal punto di vista crnologico interno dopo le varie serie OVA come War in the pocket, Stardust Memories e MS-08 Team) ma è stata la prima serie realizzata dopo la capostipite del 1979, per l'esattezza nel 1985: lo stile del disegno infatti riflette molto quella che era la moda di quel periodo e che possiamo trovare in molte altri anime a tema SF coeve.
Benché ad una prima visione sommaria la serie possa apparire come una specie di "versione potenziata" della precedente del 79 data la comunanza dei temi e del modo in cui sono trattati, essa si sviluppa fin da subito lungo binari propri. Il parallelo Camille Bidan/Amuro Rey si rivela infatti solo apparente e questo fin da prima che il personaggio di Amuro entri effettivamente in scena. La parte riservata allo storico protagonista poi è abilmente ritagliata in un ruolo da comparsa che ha il doppio significato di segnare sia la distanza temporale degli avvenimenti che al situazione stessa di Amuro, trasformatosi da eroe di guerra a personaggio scomodo da dover praticamente tenere in esilio forzato. A differenza di Amuro Camille appare come una persona dalle idee chiare, tutt'altro che indeciso anche se decisamente impulsivo, e la cui maturazione nel corso della serie sarà rivolta più ad una presa di coscienza della realtà del mondo che di quella di se stesso.
Se il declassamento a ruolo di comprimario riservato ad Amuro ha un suo preciso significato, cosa dire del trattamento riservato a lui, alla (ex) Cometa Rossa, a quel Char Aznable che continua imperterrito ad essere al primo posto nella classifica degli antagonisti più carismatici? Beh possiamo dire che il cambio di nome è di certo qualcosa di più di un semplice vezzo narrativo: posso solo immaginare le reazioni di chi nell'85 si è trovato sul teleschermo il personaggio in questa veste, spogliato di buona parte di quelle caratteristiche che ne avevano fatto la fortuna. Eppure il cambiamento di Quatro/Char è una delle cose che più ho apprezzato di questa serie: vedere l'impatto che la vicenda di Lalah ha avuto su di lui, letteralmente trasformandolo, risulta affascinante. E' un qualcosa che traspare piano piano e che in certe scene ti lascia ammutolito come quella, memorabile, in cui lo sappiamo piangere (in una inquadratura volutamente presa di spalle). Che si dispiega in certe battute ("Non sarebbe il caso di abbandonare quegli occhiali da sole?") e che lo porta a rinfocolare il suo contrasto con Amuro, reo quest'ultimo ai suoi occhi di lasciarsi scivolare la storia addosso senza fare niente per tentare di cambiarla.
Qualcosa da dire c'è anche sugli altri personaggi ovviamente, a cominciare da Bright Noah (da sempre uno dei miei preferiti) quadrato e affidabile come al solito (ma che emozione la scena della lettera dei figli? Sicuramente una delle più potenti dell'intera serie) e da suo emulo Hayato, fino ad arrivare ai personaggi femminili: fatta salva una certa retorica tradizionalista dei dialoghi (a cui il doppiaggio italiano ovviamente rende poca giustizia) sono certamente loro i personaggi che più hanno da dire in questa serie. A Reccoa, Emma, Haman Karn e poi Four e Rosamia sono affidate le parti più importanti e significative, tanto da mettere decisamente in ombra i loro compagni maschili.
Quindi, tutte luci in questa serie? Putroppo no, e le pecche non sono da poco. Ad esclusione di Haman gli antagonisti sono decisamente sotto tono: troppo sopra le righe Bask Om, troppo defilato Jamitov, inutilmente macchiettistico Scirocco (un personaggio che pure aveva del potenziale), eccessivamente semplificato Jarid Messa, dei Titani salvo solo Yazan Gable perchè la sua ferocia al limite del gratuito ben rappresenta un certo tipo di soldato. Siamo assai lontani dalla complessità degli Zabi! Anche la sceneggiatura presenta dei limiti, con una parte centrale eccessivamente lunga e un finale troppo precipitoso (che paga anche la decisione, presa in corso d'opera, di varare la successiva e contestatissima ZZ Gundam). Su tutto, l'evoluzione nella rappresentazione dei newtype e delle loro capacità che da semplici sensazioni assurgono a veri e propri poteri psicocinetici, in un vortice di misticismo che risulta spesso forzato, artificioso e poco allineato alla rappresentazione realistica degli eventi.
Infine, non si può parlare di una qualunque serie di Gundam senza parlare di Mobile Suit e anche qui direi che le ombre superano le luci: questa serie segna infatti il debutto dei controversi Mobile Suit trasformabili che, se si fossero fermati a questa rappresentazione avrebbero potuto avere anche un loro senso come "moda" tecnologica temporanea (è accaduto spesso nella storia, si pensi alle ali a geometria variabile) ma che hanno generato purtroppo una discendenza assai poco onorevole. Ma se lo Z Gundam per certi versi è ancora digeribile la serie si contraddistingue per alcuni dei Mobile Suit più brutti che si ricordino: a partire dai vari Methuss, Hamrabi (inquietantemente simile ai soldati di Vega di nagaiana memoria) e Byarlant passando per quelli progettati da Scirocco (decisamente uno peggio dell'altro) fino ad arrivare all'imbarazzante Baund Doc che riesce nell'incredibile impresa di far sembrare elegante il Big Zam: il tutto per tacere dello Psyco Gundam, la cui bruttezza va di pari passo con le dimensioni. A salvare la baracca rimangono i sempreverdi GM-79 (qui nella versione MSA-003 Nemo, purtroppo decisamente penalizzata dall'assurdo schema colori dell'AEUG) e gli eterni Zaku II (qui di nuovo riproposti nella ennesima incarnazione, la RMS-106 Hizack) ma soprattutto gli originali Rick Dias e soprattutto gli RMS-108 Marasai, sicuramente uno dei mass production mobile suit più belli che siano comparsi nelle varie serie del franchise.
