Non è esattamente una coincidenza che in questo periodo dominato dall'uscita nei cinema di "Tenet" mi sia venuto in mente di scrivere un paio di miei pensieri su "Interstellar": era già da un po' che volevo farlo e molto probabilmente il continuo parlare di Nolan e del suo cinema in praticamente ogni angolo della mia socialsfera mi ha dato la spinta finale in questo senso.
Certo "Tenet" ha, rispetto al suo predecessore, un compito notevolmente più facile da assolvere e non soltanto a causa degli effetti della pandemia di COVID che lo ha promosso (in modo assolutamente imprevedibile) a salvatore della stagione cinematografica 2020: nonostante le più che prevedibili aspettative infatti non ho affatto rilevato per questa pellicola l'aura di neomessianità che si respirava tra le fila del numeroso e variegato popolo degli appassionati di SF nel periodo precedente (e per molti versi successivo) l'uscita della pellicola del 2014. Su "Interstellar" infatti si era detto di tutto e di più fin dalle prime indiscrezioni sulla lavorazione: sul fatto che sarebbe stato il nuovo "2001", sul suo (para)realismo scientifico, sulla complessità della sua trama e sulla molteplicità dei suoi significati.
Ora, ad una significativa distanza dalla sua prima uscita e dopo un ragionevole numero di visioni, di tutto ciò che ci si aspettava cosa possiamo legittimamente dire che sia stato davvero rispettato e cosa no?
In sintesi potremmo dire che in "Interstellar" c'è molto di buono, qualcosa anche decisamente ottimo, ma ci sono anche diverse pecche che non possono essere ignorate. C'è una potenza visiva impressionante, soprattutto in alcuni passaggi: nonostante la fotografia non raggiunga i livelli di "Blade Runner 2049" (che probabilmente ha fissato il nuovo stato dell'arte per questo aspetto) la costruzione delle scene spaziali e la loro resa in alcuni tratti lasciano letteralmente senza fiato. Il soggetto è intrigante e la scelta dei personaggi azzeccata, sia a livello di script che a livello interpretativo. Ma,ma,ma... la trama in alcuni tratti risulta banale e gli espedienti narrativi (soprattutto nel finale) risultano oltremodo forzati, quasi puerili: "Arrival", ad esempio, che per certi versi ha una costruzione decisamente simile è certamente meglio riuscito sotto questo aspetto. Il film soffre di un eccessiva lunghezza in alcuni tratti che va a diretto scapito della drammaticità degli stessi, drammaticità che appare appesantita in modo innaturale, e di una certa qual didascalità di alcuni passaggi che produce una fastidiosa sensazione di artificialità.
Sicuramente il cinema di SF ha visto di molto, molto peggio nella sua storia e "Interstellar" probabilmente si guadagnerà nel corso degli anni l'invidiabile status di visione obbligatoria per qualunque appassionato del genere... ma parlare di capolavoro è in questo, come in molti altri casi recenti, decisamente fuori luogo.
