lunedì 31 agosto 2020

LA PROMESSA MANCATA: DUE PAROLE SU "INTERSTELLAR"

 


Non è esattamente una coincidenza che in questo periodo dominato dall'uscita nei cinema di "Tenet" mi sia venuto in mente di scrivere un paio di miei pensieri su "Interstellar": era già da un po' che volevo farlo e molto probabilmente il continuo parlare di Nolan e del suo cinema in praticamente ogni angolo della mia socialsfera mi ha dato la spinta finale in questo senso.

Certo "Tenet" ha, rispetto al suo predecessore, un compito notevolmente più facile da assolvere e non soltanto a causa degli effetti della pandemia di COVID che lo ha promosso (in modo assolutamente imprevedibile) a salvatore della stagione cinematografica 2020: nonostante le più che prevedibili aspettative infatti non ho affatto rilevato per questa pellicola l'aura di neomessianità che si respirava tra le fila del numeroso e variegato popolo degli appassionati di SF nel periodo precedente (e per molti versi successivo) l'uscita della pellicola del 2014. Su "Interstellar" infatti si era detto di tutto e di più fin dalle prime indiscrezioni sulla lavorazione: sul fatto che sarebbe stato il nuovo "2001", sul suo (para)realismo scientifico, sulla complessità della sua trama e sulla molteplicità dei suoi significati.

Ora, ad una significativa distanza dalla sua prima uscita e dopo un ragionevole numero di visioni, di tutto ciò che ci si aspettava cosa possiamo legittimamente dire che sia stato davvero rispettato e cosa no?

In sintesi potremmo dire che in "Interstellar" c'è molto di buono, qualcosa anche decisamente ottimo, ma ci sono anche diverse pecche che non possono essere ignorate. C'è una potenza visiva impressionante, soprattutto in alcuni passaggi: nonostante la fotografia non raggiunga i livelli di "Blade Runner 2049" (che probabilmente ha fissato il nuovo stato dell'arte per questo aspetto) la costruzione delle scene spaziali e la loro resa in alcuni tratti lasciano letteralmente senza fiato. Il soggetto è intrigante e la scelta dei personaggi azzeccata, sia a livello di script che a livello interpretativo. Ma,ma,ma... la trama in alcuni tratti risulta banale e gli espedienti narrativi (soprattutto nel finale) risultano oltremodo forzati, quasi puerili: "Arrival", ad esempio, che per certi versi ha una costruzione decisamente simile è certamente meglio riuscito sotto questo aspetto. Il film soffre di un eccessiva lunghezza in alcuni tratti che va a diretto scapito della drammaticità degli stessi, drammaticità che appare appesantita in modo innaturale, e di una certa qual didascalità di alcuni passaggi che produce una fastidiosa sensazione di artificialità.

Sicuramente il cinema di SF ha visto di molto, molto peggio nella sua storia e "Interstellar" probabilmente si guadagnerà nel corso degli anni l'invidiabile status di visione obbligatoria per qualunque appassionato del genere... ma parlare di capolavoro è in questo, come in molti altri casi recenti, decisamente fuori luogo.

lunedì 10 febbraio 2020

FOR ALL MANKIND: LA CORSA ALLO SPAZIO CHE AVREMMO VOLUTO?



Si è parlato relativamente poco di "For All Mankind": in parte, sicuramente a causa del fatto che a produrla sia Apple TV+ la quale, nonostante le aspirazioni, è ancora alquanto lontana dai volumi di ascolto di Prime Video, Disney+ o Netflix ma in parte anche perchè è una serie molto particolare che come vedremo si rivolge ad un target decisamente specifico.

L'idea alla base della serie è che nel 1969 i sovietici siano arrivati per primi sulla Luna, "bruciando" letterarmente sul tempo gli statunitensi, e che in generale i piani di sviluppo spaziale dell'URSS siano proseguiti anche nella seconda metà degli anni '60 e seguenti con la stessa efficienza che avevano dimostrato negli anni precedenti. Partendo da questa ipotesi ucronica la serie imposta la sua speculazione direttamente sugli anni in oggetto, creando una sorta di "passato alternativo" in cui la corsa allo spazio continua speditamente, spostando di volta in volta i traguardi sempre più avanti.

L'approccio scelto è, potremmo dire, "iperrealistico": laddove possibile sono stati inseriti personaggi realmente esisisti (come Von Braun, Armstrong, Aldrin ma anche Gene Krantz e Deke Slayton che hanno un ruolo assolutamente di primo piano) e anche quelli fittizi sono stati modellati sulla base di personale della NASA effettivamente coinvolto nei vari programmi spaziali. Quasi tutta la tecnologia mostrata o è stata effettivamente utilizzata oppure si riferisce a progetti e prototipi realmente ideati anche se poi mai realizzati e abbandonati in seguito alla ristrutturazione dei budget della NASA con la fine del programma Apollo.

Questo approccio produce due effetti interessanti: da un lato, nonostante il montaggio lo sviluppo degli eventi (visto sempre ed esclusivamente dal lato USA) è sostanzialmente lento, scandito com'è dalle lunghe settimane di preparazione delle missioni, cosa che lascia molto spazio alla possibilità di indagare il lato umano dei vari personaggi e delle varie situazioni in cui li ritroviamo coinvolti. C'è il ruolo della politica, con la sua richiesta di risultati e la ricerca del colpevole in caso di fallimento; c'è l'esplorazione del privato, spesso messo in ombra (quando non nascosto) dalle necessità di essere sempre e comunque professionali. Anche alcuni temi oggi molto spesso cari alle produzioni cinetelevisive come la discriminazione sessuale trovano il loro spazio e non appaiono mai forzati, anche perchè basati su considerazioni e fatti decisamente conclamati (a tal proposito, se non lo avete già fatto, recuperate e vedetevi lo splendido "Il diritto di contare", basato sulla storia di Katherine Johnson). Ne risulta una serie molto "british", in cui si parla molto e si agisce relativamente poco, il che ovviamente può risultare indigesto per chi, a differenza del sottoscritto, non ami particolarmente questo genere.

L'altro effetto che si riscontra è una certa "estraniazione" che si prova di fronte ad alcune situazioni: già per gli esponenti della mia generazione che bene o male ha vissuto solo gli ultimi scampoli della guerra fredda (ma che viceversa è ben conscia dei budget risicati con cui sono costrette a convivere le agenzie spaziali) molti dei rischi e delle scelte che vengono fatte nel corso della storia appaiono ben più che azzardate... eppure basta documentarsi un attimo su quello che fu effettivamente lo svolgersi degli eventi durante la corsa allo spazio innescata dal lancio dello Sputnik per rendersi conto di quanto la psicosi antisovietica potesse giustificare sia l'immensa quantita di denaro speso sia la forzatura dei tempi tecnici in spregio, a volte, anche delle norme di sicurezza.

La qualità della sceneggiatura rimane decisamente buona per tutto il corso della serie: soltanto nella seconda parte, in cui con lo scorrere del tempo la parte speculativa prende decisamente il sopravvento su quella storica, si assiste ad un certo incremento della drammatizzazione, forse spinta al limite per aumentare un po' il dinamismo della serie che come abbiamo detto si gioca su tempi lunghi. In particolare il climax della stagione probabilmente risente di una eccessivo insieme di circostanze contemporanee che portano per un attimo ad interrompere la sospensione di incredulità, soprattutto perchè in contrasto con la linearità degli eventi precedenti... si tratta comunque di un caso alquanto isolato che non compromette la qualità dell'insieme. La recitazione è sempre su ottimi livelli, cosa non facile data la quasi totale mancanze di scene di azione pura e il fatto che anche le scene corali con più di tre o quattro personaggi sul set contemporaneamente non sono affatto frequenti.

La serie è stata rinnovata per una seconda stagione e sono decisamente curioso di vedere come evolverà... sono però scettico su una sua eventuale prosecuzione ulteriore, nonostante le critiche siano in generale buone: è una serie che a mio avviso gioca la sua carta migliore su un certa "nostalgia" per i viaggi spaziali degli anni 60 e 70 e probabilmente l'allontanamento da quello specifico slot temporale toglierebbe molto del fascino, rendendola eccessivamente simile ad altre già presenti nei vari palinsesti.